Isylea

Leggende

  1. Il mito di Isylea
  2. La nascita di Akmal

IL MITO DI ISYLEA

Esisteva un tempo un luogo inimmaginabile nello splendore, lussureggianti foreste si inerpicavano verso le cime di maestose montagne, mentre l'iridescenza dei fiumi ne percorreva la via inversa verso ampie vallate. Questa terra era abitata da ogni sorta di animale ed ospitava un'infinita varietà di piante.

La vasta regione, circondata dalle montagne e dal mare, era terra natale di grandi civiltà: elfi, nani ed umani vivevano in pace, senza desiderio di dominio dell'uno sull'altro, senza bramosie di estendere le proprie città e possedimenti. Ma con il tempo, in una terra tanto fertile, iniziarono a germogliare anche i semi della discordia.

I secoli portarono i nani ad isolarsi sempre più dalle altre civiltà, a divenire sempre più freddi nei loro confronti.
Gli elfi iniziarono a divenire sempre più possessivi e gelosi degli alberi in cui vivevano, iniziando a manifestare la loro avversione verso intrusi e miscredenti.
Gli umani iniziarono a fratturarsi al loro interno in molte piccole comunità, spesso in forte attrito tra di loro.
Nei secoli i giovani germogli della discordia crebbero fino a divenire enormi piante, le cui radici affondavano nelle profondità delle civiltà e delle società. Le regioni di confine erano perennemente intrise di sangue e le terre interne costantemente gravate dalla fame e dalle carestie.

Allora gli Dei, irati di tanta irriverenza nei confronti del loro dono, bandirono tutte le civiltà dalle terre di Isylea, spargendole nel resto del mondo, desolato e deserto, se non per la presenza di creature altrettanto bramose di sangue e guerra. Agitarono i mari rendendo impossibile l'approdo ed innalzarono le montagne fino a trasformarle in insormontabili muraglie. Si dice tuttavia che alcuni popoli riuscirono a sfuggire all'esilio divino e continuarono a vivere nelle proprie terre, ormai circondate da città deserte.
Questo narravano i vecchi cantori come leggenda, fino a quando Thaleron non mostrò la via verso questo antico mondo.

LA NASCITA DI AKMAL

Viveva un tempo, nelle selvagge terre del nord, un'enorme creatura chiamata Khroen. Questo essere era alto più di quindici piedi e completamente coperto di pelo. Le sue enorme fauci erano pari soltanto alla sua fame, si nutriva di ogni cosa viva o morta che fosse.

Il Khroen, costantemente in viaggio alla ricerca di cibo, distruggeva ogni cosa trovasse sul suo cammino portando terrore e devastazione ovunque passasse. Il suo terribile odore era avvertibile anche a distanza di una montagna e il suo straziante verso faceva correre brividi ancestrali in chiunque.

Allora Vilmis decise di ucciderlo e porre fine a tanto orrore. Trovarlo fu facile, bastò seguire la scia di corpi decomposti che il Khroen si lasciava alle sue spalle nel suo lungo viaggio di morte. La lotta fu furibonda e diverse volte Vilmis rischiò di essere ferito mortalmente dalla mostruosa creatura ma alla fine la forza della luce accorse in suo aiuto, il mostro fu accecato dal sorgere del sole e Vilmis poté finirlo. Il mondo era libero dal flagello del Khroen.

Si narra che un denso sangue nero continuò a scorrere via dal corpo della creatura per giorni interi, dando vita alle interminabili paludi del Koyran. Quando anche l'ultima goccia di sangue defluì dal cadavere del Khroen non rimase altro che un ammasso di pelo e viscere in decomposizione. Fu allora che un orrore ben più grande prese vita da questa vittoria: dai resti della bestia prese forma Akmal, Madre degli Orrori e Progenie del Khroen.

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